SHARDANA I POPOLI DEL MARE

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Matrilinearità e Società Matriarcale in Sardegna
view post Posted on 24/12/2009, 19:13Quote
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SRDN

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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 12:36, 7 minuti fa


grazie Crab non è inverosimile. però non scrivere mai la zona..mi raccomando.
quando sarà recati con la macchiina fotografica...fai il tuo servizio e poi controlla se il sito sia gia stato segnalato alle soprintendenze.

bacioni e buon Natale
:salute:


I Sardi sembrano i devoti e implacabili figli di un Marte barbaro.
Quisque est barbarus alii
 
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view post Posted on 24/12/2009, 19:59Quote
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sargon

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CITAZIONE
però non scrivere mai la zona..mi raccomando.

ci puoi giurare caro Dedalo... trovo giusto solo informare dell'esistenza.. se possibile avere una foto..


Buon Natale :evil:
 
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view post Posted on 25/12/2009, 16:33Quote
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sargon

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Jean Bottèro traccia un ritratto davvero inedito della donna mesopotamica. Da "L'antico Oriente":


CITAZIONE (Andalusia @ 20/7/2009, 20:12)
La donna sposata ,ammesso che abbia avuto un pò di coraggio e abbia saputo far uso delle proprie grazie, giocando d'astuzia, non è meno capace di mettere al passo il suo sposo.Il nostro dossier ci traccia un quadro molto divertente della vita coniugale, non più secondo l'imperturbabile rigore del diritto, ma secondo le tumultuose realtà dell'esistenza quotidiana e,in questo ambito, la parte che si presume "forte" ha spesso la peggio.Vi si vede lo sventurato sposo non solo vittima delle grida e dei furori di una megera, che poteva arrivare fino ad "incendiare la casa appiccando il fuoco al letto "matrimoniale,ma testimone impotente delle "uscite" (noi diremmo delle fughe) della moglie,che gli sfugge per cercare altrove quello che riteneva di non trovare in casa, "allontanandosi così da casa", lasciandola in abbandono e in rovina.
Un simile comportamento condurrà di certo all'adulterio, in effetti segnalato più volte, e , alle sue conseguenze, con relativi problemi e tragedie: un oracolo divinatorio ricorda una "donna incinta di un altro,che implora continuamente la dea dell'amore Ishtar,ripetendole: "fà che questo bambino somigli a mio marito!". Accadeva, del resto, che l'"adescatrice" si facesse cogliere in fragrante delitto, tra le braccia dell'amante; certamente incorrevano nella pena capitale,(....) ma, anche qui ,il codice di Hammurabi inserisce una clausola commovente, che mette in luce la debolezza del marito tradito e il suo "masochismo",o il suo amore-malgrado-tutto,pur ricordando il suo rapporto giuridico di superiorità nei confronti di lei: "se comunque il proprietario (belu) della sposa vuole mantenerla in vita (cosa che evidentemente poteva ottenere implorando il giudice),il re concedeva allo stesso modo la grazia al suo servitore ( il complice della birichina)".
Una simile indulgenza non sempre portava i suoi frutti: sappiamo di donne che, per correre la cavallina,abbandonavano casa e marito non una volta,ma due,tre... fino a otto ; certo rientravano con la coda tra le gambe, altre non tornavano più e finivano con l'abbracciare lo stato di prostituta.Altre agivano di nascosto, ricorrendo ad amiche compiacenti, addirittura a intermediarie prostitute, per incontrare all'insaputa del marito il loro prediletto.Alcune andavano ancora oltre, facendo assassinare lo sposo "a causa di un altro uomo", a volte anche dopo averlo rovinato.E' evidente che la donna, nonostante l'inferiorità fisica, sociale e giuridica,poteva molto bene prevalere in questa rivalità con l'uomo, e menarlo per il naso a suo piacimento, come è, sempre e dovunque, suo privilegio incontestato e immemorabile,pur pagato caro.Un proverbio sumero segna anche il punto estremo di un simile capovolgimento delle forze,e tutto l'astio che presuppone : " Mio marito accumula per me! Mio figlio lavora per nutrirmi!Se il mio amante potesse spellarmi il pesce che mangio!..."
Nonostante gli ostacoli che si paravano sul suo cammino, una donna con carattere, volontà e intelligenza poteva - purchè le circostanzele fossero favorevoli- cavarsela perfettamente sul piano economico. E' vero - e qui tocchiamo un argomento nuovo,quasi sconosciuto dalle culture rappresentate nella Bibbia e dal Corano- che su questo piano, il diritto stesso, riflesso della mentalità comune,riconosceva alla donna,in Mesopotamia, una reale indipendenza e un' autentica personalità, in questo campo essa non era più, come nella vita familiare e sociale, una specie di oggetto,ma un soggetto.

la pena più crudele e severa era destinata alle donne per il reato di aborto

http://shardanapopolidelmare.forumcommunity.net/?t=29736049

Edited by SaCraba - 26/12/2009, 10:52
 
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view post Posted on 26/12/2009, 11:30Quote
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sargon

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CITAZIONE
da noi (alta marmilla ndr.) si chiama stroki arranasa (imita rane)

mi sa che si usava con i matrakullasa il venerdi santo
e comunque come gioco per bambini

Stumenti musicali sardi antichi. Dal libro di Don Giovanni Dore
Rana 'e canna - stroki arranasa

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Primitivi significati simbolici e allegorici

Le canzoni ed i congegni fonici ,che affondano le loro radici nel totemismo,coi quali si imita un rumore della natura (tuono,vento,pioggia,mareggiata,etc...) o la voce di un animale,appartengono al patrimonio culturale più antico.
" la mimesi di voci di animali si sono mantenute nel colmo delle culture superiori,e si ritrovano nella tradizione egizia,vedica e tibetana...... Voci d'avvoltoio e di aquile sono simboli sonori della luna nuova e del Dio della folgore e dei tuoni; voci di rana producono la pioggia e la fertilità.
"Gli inni al Dio Agni vanno eseguiti con toni bestiali ed i canti rivolti a Vrihaspati sono intonati a modo di pavone".
"a seconda del Dio al quale si rivolgevano i sacerdoti vedici,mutavano il timbro della voce."
"Dinanzi a Soma mormoravano come Api,dinanzi a Indra muggivano come tori e così diventavano api e tori nella loro essenza intima".

Così un tamburo di pelle di caprone,veniva usato come " caprone del tuono" in conseguenza al suono cupo e ruvido.
Lo stesso strumento di pelle di toro veniva usato per iculti fallici.
I riti più comuni,nei quali lo strumento veniva usato erano i riti funebri o pluviali,quelli di magia amatoria fallica e le cerimonie di iniziazione e di nascita.

I riti pluviali corrispondono al ciclo dell'anno ,primavera-estate.
"Le cerimonie falliche appartengono simbolicamente alla primavera e si estendono fino al periodo solstiziale,mentre i riti di nascita hanno inizio col solstizio invernale e appartengono alla pre-primavera."

Così, i rumori di raganelle e di sonagli,lo schiocco della frusta e il cozzo delle catene,durante le feste di pre-primavera ,non sono simboli fallici ma bensì di crescita piena,dotati anche di forze apotropaiche.


CITAZIONE
SCIAMANI:

"Lo sciamano è un esperto della comunicazione estatica tra il naturale e il soprannaturale. Il suo compito è quello di trovare i mezzi più adeguati atti a risolvere una crisi già in atto o a prevenire crisi future. Il rito sciamanico è un tentativo di risolvere i problemi del mondo naturale attraverso il contatto estatico con il soprannaturale".

MUSICA

"Ogni qualvolta un rito magico raggiunge l’apice assistiamo a un canto, a una recitazione enfatica o mormorata, a un ruggito o ad un grido, ad un sibilo o ad altri suoni prodotti dagli stregoni".
Curt Sachs ha suggerito che l’origine della musica è da cercare nel potere magico del suono sulla materia.

La musica appare subito come elemento costitutivo del rito e gli strumenti musicali in questo contesto mitologico hanno una funzione simbolica.

Abbiamo così strumenti maschili e femminili, che possono essere suonati rispettivamente solo da uomini o solo da donne. I sonagli a collana o a braccialetto, che sottolineano ritmicamente i movimenti della danza, sono a loro volta degli amuleti. La sonagliera di zucca, o maraca, è uno strumento particolarmente magico utilizzato dagli sciamani per comunicare con i poteri soprannaturali o con gli spiriti degli antenati. Il tamburo è da sempre uno strumento sacro, dotato di diversi attributi secondo il tipo/funzione: tamburi reali, guerrieri o funebri. A questa specializzazione è seguita poi la differenziazione dei suoni/strumenti. Il tamburo è associato alla terra, alla luna, ai riti di fertilità, cosi come al cielo, al tuono e alla pioggia. Gli idiofoni a sfregamento (raspadores) generalmente vengono associati alla morte e ai riti funebri. I flauti sono legati a un simbolismo fallico e ai riti collegati con l’idea di fertilità e di resurrezione. La tromba si associa con la morte, coi riti crepuscolari e alla guerra. La tromba ricavata dalla conchiglia marina partecipa a un simbolismo tanto complesso quanto universale, che la associa alla fecondità, alla morte e resurrezione, al vento e a soffio divino.

http://www.airesis.net/ArtedelleMuse/muse%...use%20zuffi.htm

CITAZIONE
Rane e ombrelli

In molte culture la rana è considerato un animale importante in quanto è legato all'arrivo delle piogge, che sono essenziali per la vita di uomini, animali e piante. Un mito africano (popolazione Bantu) racconta che una volta per giorni e giorni dal cielo non scese acqua. Tutti gli animali si riunirono molto preoccupati e decisero che, divisi per specie e a turno avrebbero invocato la pioggia. solo le rane, giunto il loro turno e dopo aver gracidato per ore, riuscirono a far addensare grosse nubi nere nel cielo e a far scendere abbondante pioggia. Da allora, afferma il mito bantu, gli uomini quando sentono gracidare le rane con insistenza sanno che pioverà.
Anche presso alcune popolazioni asiatiche la rana è considerato un animale molto importante perchè strettamente legato alla pioggia e alla vita. In Birmania la popolazione Kayan utilizza dei particolari tamburi chiamati Klu o Phasi o tamburi delle rane.
Questo nome è dovuto al fatto che su questi tamburi sono raffigurate, oltre ad altri animali di buon augurio, proprio delle rane.
Verso la metà di aprile i Kayan celebrano la festa del klu, durante la quale suonano questi tamburi per invocare benedizioni sul nuovo anno e per strappare dal cielo le piogge. Afferma infatti un detto Kayan: " La rana grida, viene la pioggia. Se la pioggia cade, il pesce guarda in alto, l'acqua aumenta. Aumentando l'acqua, l'elefante tira. Se l'elefante tira, i tronchi scivolano. Scivolando i tronchi, la nazione prospera".

http://www.pimemilano.com/index.php?l=it&idn=388

CITAZIONE
La nascita della pioggia
Al principio, quando ogni cosa era nuova e tutto era stato fatto da poco, non pioveva. Ciò era un bel guaio, un guaio tanto grosso che tutti gli animali si riunirono e decisero di invocare ad alta voce il cielo affinchè mandasse la pioggia.

Si divisero così in vari gruppi, secondo le diverse specie, e gli elefanti per primi si misero a barrire a tutto spiano. Ma la pioggia non venne. Provarono allora i rinoceronti; tutti i rinoceronti assieme. Ma la pioggia non venne.

Provarono le giraffe, poi le antilopi, poi i leoni (e i loro ruggiti parevano toccare il cielo); ma la pioggia non venne. Provarono tutti gli animali, pure i piccoli, pure i piccolissimi. Ma la pioggia non venne.

Erano rimaste solo le rane. Toccava a loro provare, e gli altri animali le pregarono di invocare la pioggia dal cielo. Le rane accondiscesero tutte.

Era così assordante il loro grido, così monotono, che il cielo, per attutirlo, si coprì di nubi. Tante, enormi nubi.

Inutilmente, però. Il gracidare delle rane riusciva a penetrare attraverso la spessa cortina. Alla fine il cielo, stanco di udirle, tentò di affogarle con l'acqua. Piovve.

Avendo ottenuto quel che volevano, le rane tacquero. Essendo piovuto, l'erba crebbe e gli altri animali si sparpagliarono per ogni dove a mangiare. Solo le rane rimasero nelle buche ove l'acqua si era fermata (laghi e stagni) perchè, avendo fatto piovere, si consideravano padrone dell'acqua. E lì son sempre rimaste, cercando il cibo fra la melma.

Ancor oggi, quando gracidano, non lo fanno per nulla: lo fanno per chiamare la pioggia.

Mito Africano.

http://www.specialissimo.it/racconti/racconto-17.asp


Quando venne creata la terra ogni animale aveva una sua funzione. Tutti servivano a qualcosa.
I pesci popolavano i mari e i laghi, gli uccelli il cielo, i grossi animali le pianure estese.
Solo le rane non avevano un loro posto e una loro funzione; così si riunirono tutte e cominciarono a chiedere al cielo un aiuto.
Il cielo non sapendo cosa fargli fare, e rendendosi conto che mancava ancora la pioggia, decise che le rane sarebbero state le "chiamatrici" della pioggia.
Ed è per questo che quando le rane cantano, la pioggia arriva

CITAZIONE
La Dea madre come Rana o Rospo

Nel corso di una ricerca su questo animale particolare, è stato notato che il rospo viene sempre menzionato, dalle civiltà primordiali fino ad arrivare ai nostri giorni, sotto varie forme.

Novemila anni fa, nelle culture pre-indoeuropee dell’antica Europa, dell’antica Anatolia e del Mediterraneo, la Dea Madre veniva raffigurata come un rospo.
Le raffigurazioni del rospo e dell’ibrido donna-rospo nel corso dei millenni fino al giorno d’oggi vengono sempre associate alla Madre Terra, simbolo di fertilità e maternità, ma anche di morte e quindi di rigenerazione all’interno dei cicli del tempo.

Anche nel Nord che nel Sud America sono presenti un insieme di miti che mettono in relazione il rospo con la terra come rappre sentazione animale della Dea Madre Terra, contemporaneamente distruttrice e generatrice della vita.

Le civiltà dell’America centrale vedono il rospo come dualità, benefico divoratore, che si trasforma in una sciamana femmina padrona della terra e del fuoco, creatrice delle arti magiche come delle arti pratiche dell’agricoltura che lei ha donato all’umanità attraverso la mediazione di un eroe mitologico.

In una leggenda azteca, la rana era origine dell’intero universo: Quetzalcoatl, il dio serpente-uccello e Tezcatlipoca, il dio mago-giaguaro, la trovarono nel mare primordiale. Ne divisero il corpo a metà e con esso crearono il cielo e la terra.

Nelle tradizioni dell’America precolombiana la rana era portatrice di salute, teneva lontano il male e le energie negative. La dea Ceneotl, patrona delle nascita e della fertilità, era rappresentata come una rana.

Presso gli Olmechi, promotori di quella che è considerata la cultura madre dalla quale originarono le diverse civiltà messicane, i re perti archeologi hanno evidenziato l´ossessionante presenza dell´immagine del rospo, accanto a quella del giaguaro, nell´iconografia religiosa e mitologica .

L´associazione del rospo con la fertilità è evidente anche in uno schema iconografico comune dell´arte olmeca in cui il rospo è in posizione "a gambe di rana". Questa postura, chiamata anche "postura india", è le posizione normale del parto fra le antiche e attuali popolazioni locali. Inoltre, le secrezioni del rospo sono dotate della proprietà di aumentare le contrazioni durante il parto, per cui l´associazione rospo/fertilità acquisisce un significato che va oltre quello meramente simbolico.
Nelle leggende cinesi, il rospo è un mago che detiene segreti preziosissimi. In un racconto popolare, quello inerente alla festa di Mezz’autunno, tratta di "Chang E, la Signora della Luna” che si trasformò in un rospo a tre zampe quando salì sulla luna. Dai tempi più antichi, vari elementi di questo mito sono stati intrecciati: la luna, l’essenza femminile (yin), l’acqua e gli anfibi (il rospo). Questo racconto, di origine indiana, viene narrato e ripetuto ancora oggi alla Festa di Mezz’autunno.

Nell’antico Egitto la dea Heket, la Dea-rospo (o Dea-Rana) assiste le donne nel parto, rappresenta lo stadio germinale del grano e aiuta ogni giorno il sorgere del sole. Come dea della nascita assiste al parto dei figli dei re, ed ha un ruolo importante nel mito della morte e della rinascita del dio Osiride. Protettrice delle nuove vite, era invocata come protezione durante il parto o per difendere l’unità familiare e custodire la casa.


Il motivo stilizzato del rospo è così comune da convincerci che l´animale anche in Europa fu sacralizzato e il misterioso potere sulla vita che a lui si attribuisce continuò a manifestarsi nella coscienza dei popoli europei anche molto tempo dopo la dissoluzione dell´Europa antica; anzi, si può dire che il rospo come archetipo della fecondità femminile è giunto fino ai giorni nostri, come dimostra la tradizione tirolese e tedesco-meridiona le attraverso i "rospi votivi" offerti dalle donne nelle chiese locali allo scopo di ottenere figli, per avere un parto facile, per guarire da malattie ginecologiche.


Il rospo nei dialetti italiani è conosciuto come fata, in quelli tedeschi come hexe (strega), in quelli ucraini come bosorka (strega), in quelli polacchi come czarownika (strega). Sempre nell´Italia settentrionale i rospi o le rane vengono spesso chiamati con nomi quali il Signore, la Madonna, San Giovanni, San Martino , evidenti cristianizzazioni di una sacralità anteriore.

http://www.mondo-doula.it/articolo.asp?ArtID=41



Edited by SaCraba - 26/12/2009, 13:05
 
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La Signora degli Animali

A Catal Huyuk sono state rinvenute diverse pitture murali, dove è raffigurata una Dea dalla testa d’ariete o di toro, dipinta nell’atto di partorire.....

Altri dipinti associano spesso dei seni a delle teste di toro, a mascelle di cinghiali, o a crani di volpi. Accanto alla statuetta - già incontrata, della Signora degli animali partoriente che si appoggia a due leopardi - è stata rinvenuta un’ulteriore scultura di una donna coperta da pelle di leopardo che si erge davanti ad un esemplare dello stesso felino.

Mellaart ritiene che anche la civiltà di Catal Huyuk fosse matriarcale e matrilineare e che il culto della Dea fu diffuso e prioritario...

Mellaart, convinto assertore dello spirito pacifico e sedentario che animava le società matriarcali del Vicino Oriente, invase da rozze ed arretrate tribù patriarcali discese dal Nord nel IV millennio a.C. (Cfr. J. Mellart, Earliest Civilizations of the Near East, Londra, 1965).

Per Marija Gimbutas, la discesa dei patriarcali e nomadi protoindoeuropei deve essere collocata tra il 4.500 ed il 2.500 a.C. Anche per la studiosa, le tribù nomadi e guerriere colonizzarono e sottomisero le antiche civiltà matriarcali fondate sull’agricoltura e sul culto della Dea.

Il risultato dell’acculturazione protoindoeuropea fu il ridimensionamento del prestigio e dell’autorità della Dea, declassata a “semplice” madre, moglie o figlia, di divinità maschili, regali e solari. La stessa civiltà patriarcale sumera potrebbe essere il risultato del processo di acculturazione protoindoeuropeo portato a termine nel 3.500 a.C.

Creta minoica

Le difese naturali, peculiari ad ogni territorio insulare, resero Creta molto difficile da conquistare, così il matriarcato ed il culto della Signora degli animali resistettero fino al 1450 a.C., periodo che grosso modo segnò l’avvento della civiltà micenea. Dal 2000 al 1450 a.C. - periodi indicati come del Vecchio e del Nuovo Palazzo - si sviluppò una cultura pre-ellenica fondata sull’agricoltura, sull’artigianato e sul commercio marittimo. La mancata traduzione del Lineare A - lingua scritta del periodo minoico - impedisce di avallare ricostruzioni storiografiche ed archeologiche esatte, ma sembra plausibile, dalle oscure fonti in nostro possesso, che il sacerdozio femminile fosse molto importante.

Alcuni studiosi - Jacquetta Hawkes, Stylianous Alexiou, Helga Reusch, Ruby Rohrlich - attribuiscono ad una sacerdotessa il possesso del celebre trono del re Minosse. Nella grotta di Dhíkti è stata rinvenuta l’immagine di una Signora degli animali o di una Dea dalla testa di serpente affiancata da due grifoni alati: gli stessi animali mitici ritratti sul trono di Minosse.


Altri numerosi sigilli sono stati rinvenuti - nelle grotte, nelle abitazioni, nei templi - raffiguranti una Dea che, probabilmente, rivestiva contemporaneamente il ruolo di Signora degli animali e di «Madre della montagna»; altre immagini la ritraggono insieme a serpenti e colombe, in prossimità di ulivi. Altre volte, la Signora degli animali minoica è raffigurata con corna taurine, le braccia sollevate ed un’ascia a doppio taglio, che Marija GImbutas identifica con una farfalla.


La spiritualità minoica era molto vitalistica e legata ai cicli della Natura; ne recano tracce evidenti alcune ceramiche ed affreschi tesi a raffigurare le onde del mare ed i delfini, ma anche spirali (simboli del labirinto), serpenti (simboli della circolarità della vita e della morte) e tori (simboli dell’energia cosmica).

Per i Minoici la Natura era sacra, non certamente il prodotto degenerato della Caduta e del peccato originale come nella tradizione giudaico-cristiana...

Da lì a poco, l’avvento della cultura patriarcale indoeuropea e le seriori religioni semitiche del deserto, avrebbero cancellato questa gioiosa ed ottimistica spiritualità dalla civiltà cretese e, successivamente, dall’intera storia dell’Occidente.

http://www.esonet.it/News-file-article-sid-705.html
 
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