SHARDANA I POPOLI DEL MARE

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carrasecare
ELCERDEA
view post Posted on 2/11/2009, 12:54Quote

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http://www.mamoiada.net/ILCarnevaleSardo%5B1%5D.pdf

Il carnevale sardo - Su carrasecare
(testi Prof.ssa Dolores Turchi)
Il carnevale che sopravvive all’interno dell’isola si presenta con tratti assai arcaici.
Non ha niente a che fare con i carnevali trasgressivi che comportano travestimenti e
capovolgimenti di ruoli. É un carnevale tragico e luttuoso, basato sul concetto di morte e
rinascita, teso alla richiesta della pioggia e alla commemorazione di Dioniso, dio della
vegetazione e dell’estasi, che ogni anno muore e rinasce nel ciclo naturale dell’eterno
ritorno. La parola carrasecare (carre de secare), con la quale si designa il carnevale
sardo, etimologicamente significa carne viva da smembrare. I seguaci di Dioniso infatti
laceravano capretti e torelli vivi per ricordare la morte del dio che era stato sbranato dai
titani. Osservare le arcaiche maschere dell’interno della Sardegna, vestite di pelli, cariche
di campanacci o di ossi animali, col volto annerito dal sughero bruciato o coperto da una
maschera nera, significa fare un tuffo nella preistoria. Mimano la passione e la morte di
Dioniso Mainoles, il cui nome in Sardegna si è corrotto in Maimone, nome che viene dato
genericamente a tutte le maschere. La cattura e la morte di Dioniso viene rappresentata
attraverso la cattura e la morte di una vittima sostitutiva.
Le maschere si muovono in una sorta di danza zoppicante che rappresenta lo
squilibrio deambulatorio tipico delle feste dionisiache. Di questo culto è rimasta la
gestualità, il ritmo, gli strumenti sonori e quelli agricoli che le maschere si portano dietro,
nonché il laccio per catturare la vittima e la soga con cui veniva legata. Questa vittima
viene generalmente presentata sottoforma di capro, toro, cervo, cinghiale, tutte ipostasi di
Dioniso che sotto questi aspetti si manifestava. I carnevali tradizionali rappresentano tutti
questo rito. Si differenziano da un paese all’altro perché ciascuno ha conservato un
momento diverso di questa rappresentazione. Figure vestite a lutto piangono la morte del
dio e con esso la fertilità che viene a mancare.Appaiono uomini col gabbano nero, il
cappuccio calato sugli occhi, il volto annerito. Tutti segni di lutto profondo perché con la
morte del dio muore, per un certo periodo, anche la fertilità della terra. Ci troviamo
pertanto davanti ad un rito agrario antichissimo. Sono gli ultimi retaggi di un culto
dionisiaco sopravvissuto a livello d’inconscio, le cui tracce sono però ancora evidenti.
Culto che un tempo era presente in tanti paesi dell’area mediterranea e che in Sardegna,
per quanto banalizzato e relegato nel carnevale, poté sopravvivere proprio perché era
legato alle annate agrarie e allo spettro della siccità, che bisognava esorcizzare ripetendo
il rito del Maimone. Ancora nel 1700, secondo le testimonianze del gesuita B. Licheri, tutte
le maschere avevano le spalle cariche di ossi animali, anziché di campanacci, che
agitavano ripetutamente perché dalle ossa si rigenera la vita. Dioniso era divinità agraria
traco-frigia, antichissima, la più importante nel mondo agropastorale, come rivelano le
tavolette in lineare B di Pilo e Micene. Probabilmente il suo culto penetrò in Sardegna
intorno al XIV – XIII sec. a. C. nella forma più cruenta, non mitigato dalla religione orfica.

Cosa ne pensate ragazzi, Dioniso godeva da noi delle stesse caratteristiche del mito greco???? iNOLTRE AVEVO TROVATO IN UN FUEDDHARIU la traduzione di Carrasecada come spasmo... insomma ho qualche dubbio sul significato del carrasecare dato su queste pagine...

Edited by ELCERDEA - 4/11/2009, 09:57
 
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ELCERDEA
view post Posted on 11/11/2009, 15:07Quote

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insomma, io ci vedrei proprio l'origine del culto dei morti...
a riprova, c'è da chiarire (non sono espertissimo di storia della chiesa
ma fortunatamente non sono scemo)
anticamente il giorno dei morti non era festeggiato a novembre,
infatti: L'idea di commemorare i defunti in suffragio nasce su
ispirazione di un rito bizantino, che celebrava infatti tutti i morti
il sabato prima della domenica di Sessagesima (così chiamata prima
della riforma liturgica del Concilio Vaticano II ) , ossia la domenica
che attualmente nel rito romano coincide con quella delle Palme,
all'incirca in un periodo compreso fra la fine di gennaio ed il mese
di febbraio, ed era a febbraio che aveva luogo il carrasecare ed miti
simili (vedere anche: Studi mitologici universali di J.J. Bergua. Il
rito dei morti che noi festeggiamo dovrebbe risalire risalire
all'abate benedettino sant'Odilone di Cluny nel 998: con la riforma
cluniacense aveva stabilito infatti che le campane dell'abbazia
fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i vespri del 1
novembre per celebrare i defunti, ed il giorno dopo l'eucaristia
sarebbe stata offerta "pro requie omnium defunctorum.
insomma la chiesa l'avrebbe proprio preso dal culto pagano!!!


- Mostra el text citat -

Edited by ELCERDEA - 11/11/2009, 15:37
 
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view post Posted on 12/11/2009, 10:41Quote
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STUDIOSO DEI POPOLI DEL MARE

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/1/2010, 09:56


Cosa ne pensate ragazzi, Dioniso godeva da noi delle stesse caratteristiche del mito greco???? iNOLTRE AVEVO TROVATO IN UN FUEDDHARIU la traduzione di Carrasecada come spasmo... insomma ho qualche dubbio sul significato del carrasecare dato su queste pagine...

diciamo che è esattamente l'OPPOSTO. I riti descritti erano presenti già da quando DIONISO si chiamava BAKU ... il PAZZO toccato dal martello di Dio.
e la danza diede origine alla Pasqua. Infatti lo zoppiccare tipico delle maschere sarde e mesopotamiche poi kananee e infine greche era chiamato PESAH... da cui PASQUA... in ebraico. La chiesa RETROCESSE a prima della pasqua queste raprresentazioni pagane che non volevano scomparire... e così nacque il carnevale. Che però si festeggia in antichità prpprio nel periodo in cui cade la pasqua attuale: EQUINOZIO DI PRIMAVERA e PLENILUNIO. :rolleyes:

"SOS SHARDANA RIBELLES KI NEMOS PODET BINKERE" (RAMESSU II)
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ELCERDEA
view post Posted on 12/11/2009, 11:22Quote

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Ok, invece come origine del culto dei morti?
quale sarebbe la festa pagana, opure gli daresti strettamente un origine bisantino-cristiana?
 
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view post Posted on 12/11/2009, 12:40Quote
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comandante shardana

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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 16:46, 10 minuti fa



Elcerdea.... spidocchiando tra i miei ricordi sono approdata in questo brano.... poterbbe essere interessante... è una piccola porzione dell fetta della torta che si sta confezionando (per stare in tema)........

tratto dal portale MONDO FEMMINEO


Erroneamente si pensa che la festa di Halloween sia tipicamente anglossassone.
Per l’esattezza di origine celtica nata per il culto dei morti.
In realtà in forme lievemente diverse anche in altre parti del mondo si festeggia la notte di ogni santi e dei morti facendo dei bambini protagonisti assoluti.

I bambini che sono ancora puri e incontaminati dal mondo e dalle sue cattiverie.

Nella mia terra, la Sardegna, esiste ad esempio una festa simile che si tramanda di generazione in generazione.
E’ la festa de: “IS ANIMADDAS” o “IS MORTUS” (delle anime o dei morti)

Sono i bambini che fin dalla mattina presto bussano alle porte della case chiedendo: “carchi cosa po sas animas” (qualche cosa per le anime), dolci fatti in casa come le “pabassias”, “pani de sapa”, arance, mandarini, noci e l’immancabile melagrana (frutto simbolo dei morti) è ciò che verrà regalato loro.

Sembra strano ma, nostante il lavoro che c’è alle spalle di questa festa è un momento che ricordo come qualcosa di speciale.

Dovete sapere che in Sardegna è tradizione, ancora viva in molte zone, che la preparazione del pane e dei dolci tipici, sia un memento al femminili.
Gli uomini sono esclusi, non ammessi.
L’anziana, riunisce figlie e nipoti e tramanda la tradizione con la preparazione dei dolci .
Un momento dove non solo la storia diviene parte integrante ma anche i racconti, le confidenze.
Nonna, con il suo “miccaloru” (fazzoletto) in testa snocciolava ordini in sardo, insegnando come impastare, come tritare e il segreto dell’ingrediente che era unico perché simbolo della famiglia.
Raccontava dei tempi lontani, delle leggende legate alla festa e insegnava le canzoni che sono simbolo della nostra tradizione.




Di questi momenti, non solo della festa di ogni santi e dei morti, custodisco un ricordo dolce, fatto di canti sussurrati in sardo, di profumo di cannella e arancia.




FAMMI SAPERE SE DEVO FARE ULTERIORI RICERCHE..... :P :salute: :vandal:
 
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ELCERDEA
view post Posted on 12/11/2009, 12:51Quote

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Io purtroppo qua, non ho una biblioteca abbastanza grande, ed il dubbio che mi rimane: è se l'origine della festa fosse pagana o no...
se qualcuno ha notizie si faccia vivo :rolleyes:
Zia, sono sicuro che tu qualcos'altro lo trovi...
:rolleyes:
 
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ELCERDEA
view post Posted on 13/11/2009, 15:51Quote

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a proposito di pasqua...

I riti remotissimi che esaltavano la rinascita della natura dopo il primo plenilunio di primavera. Il ritorno della Stella dell'Est nei giorni dell'equinozio.
Le feste Adonie dei greci. Il cero, fuoco sacro per la religione cristiana e l'uovo, simbolo di creazione. Tradizioni che resistono. La pulizia della casa e i dolci.

Per i Cristiani la Pasqua segna il culmine dell'anno liturgico celebrando la Resurrezione del Cristo, che è trionfo sulla morte e sul male del mondo. E' una festa mobile, che può cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile, ossia la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera, proprio all'inizio della bella stagione, quando le ore di luce pareggiano quelle di buio e cominciano lentamente, giorno dopo giorno, a superarle, dando avvio alla metà luminosa dell'anno, da sempre considerata più propizia dagli esseri umani.


Inevitabile, perciò, che le tradizioni pasquali abbiano legami più o meno espliciti con i riti, di origine remotissima, che esaltavano la rinascita della natura, la fecondità, la vita stessa che si rinnova dopo la desolazione dell'autunno e dell'inverno, la metà oscura dell'anno.

Del resto, il termine inglese Easter o quello tedesco Ostern non hanno evidentemente nessuna affinità con l'ebraico pesah, ("passaggio"), da cui deriva il greco paska e il latino pascha: la Resurrezione di Gesù avvenne infatti durante la "Pasqua ebraica", che ricorda l'esodo dall'Egitto del popolo d'Israele, ma i Cristiani conservarono il nome della festività primitiva ad indicare un evento del tutto diverso da quello originario.


Easter e Ostern, invece, etimologicamente, alludono a uno scenario mitologico pagano, che proprio nei giorni dell'equinozio festeggiava il ritorno della "stella dell'est", la divinità anglo-sassone della fertilità chiamata Eostre o Ostara, l'equivalente "nordico" delle mediterranee Afrodite e Venere e della babilonese Ishtar.


Ne parla Beda il Venerabile, dotto monaco benedettino inglese, vissuto tra il settimo e l'ottavo secolo, che nel suo De temporum ratione la mette in relazione con il risveglio della vegetazione, mentre Jacob Grimm, in Teutonic Mythology, oltre a renderla generosa dispensatrice di fecondità, la collega alla luce d'oriente e all'equinozio, chiamato dai Celti Eostur-Monath e poi Ostara.


Ebbene, il tema della luce, del "fuoco" ricorre molto anche nella cultura cristiana, che si è sovrapposta a quella pagana operando con essa una sorta di convincente, e a tratti inestricabile, sincretismo religioso.

Nel suo Ramo d'oro Frazer ci parla delle feste del fuoco primaverili, che di solito iniziavano la prima domenica di quaresima: esse erano diffuse in tutta Europa, con scopo augurale e scaramantico. Intorno a tali "fuochi di gioia" si cantava e si danzava.


I falò sulle colline, nelle intenzioni di chi li accendeva, dovevano propiziare la fertilità ed allontanare le congiunture atmosferiche negative, come i fulmini o la grandine e, quanto più tardi si spengevano, tanto più fruttifera sarebbe stata la terra.

In Germania, ma anche in altre parti d'Europa e della stessa Italia, sembra che ancora oggi i contadini, in omaggio all'antico rito, raccolgano tutti i rami secchi che trovano nelle campagne, ne facciano un grande rogo e ne spargano le ceneri sui campi, mentre i tizzoni ardenti vengono portati all'interno delle abitazioni per scacciarne gli spiriti maligni.


Da queste consuetudini deriverebbe la tradizione del grande cero pasquale, fuoco sacro per la religione cristiana, col quale il sacerdote, il sabato santo, prima della celebrazione della Messa di Resurrezione, usa riaccendere i lumi spenti della chiesa: sul buio, simbolo del dominio del male e del peccato, trionfa la luce, emblema di vita spirituale; per questo le candele santificate da quel fuoco sono (erano) degne di essere portate a casa e custodite con cura.

Tra le usanze pasquali più diffuse e radicate c'è quella di scambiarsi le uova di cioccolato. L'uovo, da sempre, è simbolo di creazione, di rinascita: la primavera porta gli uccelli a deporre le uova e queste, per il cacciatore e il raccoglitore di un tempo lontanissimo, costituivano una preziosa fonte di sussistenza dopo le ristrettezze invernali.


Presso molte mitologie, inoltre, l'uovo primordiale, embrione e germe di vita, è il primo essere a emergere dal caos: esso stesso emblema, per la forma, la compattezza, il valore oggettivo, ma soprattutto virtuale (dal suo dischiudersi può nascere un nuovo essere), di "cosmos".


Una tradizione ancora oggi diffusa in area germanica è la ricerca, nei giardini delle case, delle uova nascoste dal "coniglio pasquale"; in Inghilterra invece si fanno rotolare sulla strada uova sode fino a quando il guscio non si sia completamente rotto.

Tali usanze hanno uno stretto legame proprio con il culto di Eostre: infatti presso i pagani si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi "uova sacre" sotto l'albero ritenuto magico del villaggi, in quanto la divinità proteggeva e favoriva la fertilità di ogni aspetto della natura.

Cari ad Eostre erano la lepre o il coniglio, animali prolifici per eccellenza, che i britanni e i germani associavano alle divinità lunari, in quanto le aree nere della luna li rappresenterebbero.

La raffigurazione della "lepre nella luna" è presente anche in tradizioni cinesi, africane e indiane. Alcune leggende narrano infatti del sacrificio dell'animale, che si sarebbe buttato spontaneamente nel fuoco per nutrire il Buddha affamato: in seguito, per gratitudine, egli avrebbe impresso l'immagine della lepre sulla luna. In Cina "l'animale lunare" è raffigurato con un mortaio e un pestello mentre prepara un elisir d'immortalità. Gli indiani algonchini addirittura adoravano la Grande Lepre come creatrice della Terra.

L'antenato dell'odierno coniglio pasquale, dunque, quello che nasconde le uova nei giardini delle case perché i bambini tedeschi ne vadano gioiosamente alla caccia, era dunque la lepre di Eostre che deponeva l'uovo della vita per annunciare la rinascita della Natura.

Il cibarsi delle uova a Pasqua, all'inizio del periodo primaverile, diventa così un rito di partecipazione alla resurrezione, mentre l'usanza di colorarle diversamente, prima di posarle su un cestino di vimini, anch'esso abbellito da nastri e fiocchi, per portarle a benedire in chiesa, è un probabile riferimento alla deposizione di uova differenti da parte delle diverse specie d'uccelli.

La stretta connessione tra consuetudini pasquali, ancora oggi vive, e i remoti riti primaverili si riflette nei "giardini" del Sepolcro di Cristo, tipici del venerdì santo di molte località, che appaiono una rilettura in chiave cristiana degli antichi e pagani "giardini d'Adone".

Dopo l'equinozio di marzo, si celebravano nel mondo greco le feste Adonie che ricordavano la resurrezione di Adone, bellissimo giovane amato da Afrodite. Nella sua infanzia la dea lo nascose in una cassa che consegnò a Persefone, regina del mondo sotterraneo; ma quando Persefone aprì la cassa e vide la bellezza del bambino, si rifiutò di renderla ad Afrodite, malgrado la dea in persona fosse scesa agli Inferi.


La disputa fu placata da Zeus, il quale stabilì che Adone abitasse con Persefone nel mondo delle tenebre per una parte dell'anno e, per l'altra, nel mondo superiore. Il giovane venne poi ucciso per gelosia da Ares trasformato in cinghiale. Adone è in mitologia il corrispondente greco del dio assiro-babilonese Tammuz cui ci si rivolgeva chiamandolo Adon, cioè signore, il quale dimorava sei mesi all'anno negli Inferi e a primavera risaliva alla luce, congiungendosi con Ishtar, l'Afrodite babilonese.

Ebbene, che Adone rappresentasse in realtà lo "spirito arboreo", che si eclissa per metà dell'anno e risuscita nel rimanente, è testimoniato appunto dai "giardini" a lui offerti: cesti e vasi pieni di terra in cui si seminavano grano, orzo, lattuga e varie specie di fiori, che il calore faceva rapidamente germinare; insomma, una sorta di "modello d'imitazione" per incoraggiare la crescita della vegetazione e soprattutto delle mèssi.

Ora, sappiamo dal Ramo d'oro di Frazer che, all'avvicinarsi della Pasqua, "le donne siciliane seminano grano e lenticchie in piatti che tengono al buio e annacquano ogni due giorni": le piante crescono bianche, private come sono della clorofilla, e con esse si ornano, nelle chiese cattoliche, gli altari che ricordano il Sepolcro del Cristo morto. Proprio come si faceva un tempo col dio Adone!

Lo studioso ipotizza che in altre parti d'Italia questo avvenga ed ha ragione, perché anche all'Elba era diffusa quest'usanza: ciascuno portava al Sepolcro le piante più belle del proprio giardino e i piatti di candidi grani. Al pari di altri luoghi, all'Elba la festività è avvertita, oltre che per la sua valenza spirituale, come preludio ad un periodo dell'anno più favorevole e propizio.


La si accoglie con le cosiddette "pulizie di Pasqua" nelle abitazioni e nei giardini. Le giornata più lunghe e luminose si prestano a queste operazioni, che probabilmente hanno anche un valore catartico: la purificazione interiore legata alla Quaresima si deve accompagnare a quella materiale dell' ambiente quotidiano.

I giorni precedenti la domenica di Resurrezione, dunque, nelle abitazioni private, ma non soltanto, considerando che proprio la Pasqua segna da noi l'esordio della stagione turistica, al profumo di pulito si mescola quello dei dolci tipici del periodo. Oggi la tradizione casalinga si è un po' persa, soppiantata dal meno faticoso ricorso ai prodotti dei forni locali, ma in molte case sopravvive, specialmente dove ci sono nonne volenterose e in forze. Rammentare questi dolci mi porta il profumo delle fresie, oltre quello dell'infanzia, e il suono delle campane a festa. La schiaccia pasqualina richiedeva tempo, pazienza ed esperienza: i tempi di lievitazione erano lunghissimi, l'impasto doveva assolutamente accogliere semi d'anice, che diffondevano intorno un aroma inconfondibile, mentre la spalmatura esterna era rigorosamente eseguita col rosso d'uovo. L'attenzione delle donne in quei giorni era anche dedicata all'anellata, un dolce con lo strutto, senza lievito, simile alla crostata.

Lo si cospargeva di zucchero e lo si decorava con buchini di forchetta e circolini fatti con il ditale prima di infornarlo. Aveva un sapore buonissimo, unico. Credo sia in disuso e comunque oggi si preferisce utilizzare il burro. Ancora molto diffusa in tutta l'Elba, sebbene la sua origine appartenga al versante orientale, resta invece la sportella, ciambellina di pasta frolla, cosparsa di zuccherini colorati, simbolo di fertilità femminile, a cui gli antichi riesi abbinavano il cirimito, il corrispondente maschile: i due tipi di dolci venivano scambiati dai giovani in festa il lunedì dell'Angelo, giorno di Pasquetta, durante la scampagnata a Santa Caterina, antico santuario mèta del duplice pellegrinaggio, non sempre tranquillo data la proverbiale rivalità tra i due "campanili", da Rio Marina e da Rio Elba.

Anche le radici di questa consuetudine nostrana sono probabilmente da ricercare in quel patrimonio di riti primaverili, comune a popoli diversi, che celebravano con modalità affini l'inizio della bella stagione e con essa la fecondità di tutti gli esseri viventi, perché, almeno tra le specie, se non nel singolo individuo, sulla morte potesse trionfare decisamente la vita.

Fonte:
http://nuraghelogia.blogspot.com/search?up...0&max-results=7

 
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view post Posted on 4/1/2010, 17:58Quote
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sargon

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Mamutzonedd e'Samugheo... foto del 12/2/2006

Carresecare A Maimone

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Edited by SaCraba - 4/1/2010, 18:02
 
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SRDN

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.....m'era sfuggito questo 3d.... il buon Elce si è dato da fare....dovrò smembrare il suo intervento troppo lungo...

I Sardi sembrano i devoti e implacabili figli di un Marte barbaro.
Quisque est barbarus alii
 
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view post Posted on 4/1/2010, 18:36Quote
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babai shardana

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CITAZIONE (SaCraba @ 4/1/2010, 17:58)
Mamutzonedd e'Samugheo... foto del 12/2/2006

Carresecare A Maimone

E' chi penso che sia??

Gli storici savoiardi tentavano di spezzare il filo che lega la sovranità dei sardi alla terra dei sardi; volevano dimostrare che quella sovranità era stata perduta più e più volte, fin da epoche antichissime; volevano dimostrare ch’eravamo “terra dell’impero”, era l’unico elemento che giustificasse, secondo una distorta concezione del diritto,l’usurpazione savoiarda del titolo di re di Sardegna. Gli storici savoiardi volevano fare credere agli studenti
sardi d’essere fenici o punici, mirmilloni o mauri.
Non sardi.
Passavamo sulla terra leggeri. Sergio Atzeni
 
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9 replies since 2/11/2009, 12:54
 
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