CITAZIONE
“Il rapido succedersi di imperatori, spesso attraverso lotte militari che impegnavano più di due contendenti, e che altrettanto spesso erano dovute all’assassinio di chi, raggiunto il potere, non riusciva a lungo a soddisfare le richieste delle truppe ed ufficiali che lo avevano eletto e sostenuto, ebbe un momento di sosta quando Diocleziano, che era giunto alla carica di comandante del corpo dell’imperatore Numeriano, fu acclamato imperatore dalle truppe a Nicomedia nel 284 dopo che egli aveva giustiziato con le sue mani il prefetto del pretorio, reo dell’uccisione di Numeriano. Il fatto fortuito e l’acclamazione dei soldati caddero questa volta su un uomo di forte carattere, che aveva una visione ampia e profonda delle condizioni dell’impero, delle sue necessità, ed una notevole perspicacia nello scegliere i metodi ed i mezzi con i quali affrontare i problemi.
Ucciso dai suoi soldati Marco Aurelio Carino, figlio di Marco Aurelio Caro, Diocleziano rimase unico imperatore sul campo. Invece di consumare energie e forze nel conservarsi solo al potere, nominò come ‘Cesare’, per il governo dell’Occidente, Gallia, Spagna e Britannia, Marco Aurelio Valerio Massiminiano, un generale rude ed incolto, ma assai energico e pronto alle decisioni, che domò la rivolta che era scoppiata in Gallia. Non la spuntò invece con Marco Aurelio Mauseo, chiamato Carausio, un ufficiale batavo-romano che era a capo della flotta militare della Manica e che si era ribellato all’autorità di Roma e dominava piratescamente il traffico commerciale fra la Britannia ed il continente con il favore dei mercanti gallo-romani.
La rivolta di Carausio fu domata solo nel 296, dopo che a capo di essa era succeduto un certo Allecto, ucciso poi dai suoi.
Diocleziano domò una rivolta in Egitto. Massimiano si portò in Oriente ed in una campagna di due anni (296-298), sconfisse i Persiani, riportò l’intera Mesopotamia sotto il dominio romano e costrinse tutto il commercio con l’Oriente ulteriore a passare da Nisibi, sotto controllo romano, liberalizzando gli scambi.
Assegnato a sé e a Massimiano il titolo di ‘Augusti’, furono nominati due ‘Cesari’, Costanzo Cloro per l’Occidente con Massimiano, e Galerio per l’Oriente con Diocleziano. Questa tetrarchia era intesa ad affrontare due problemi: la difesa di confini vastissimi su teatri di guerra che non consentivano più un centro strategico unico, ed una successione al potere senza i traumi delle lotte fra gli eserciti e senza tendenze dinastiche.
L’Augusto Diocleziano, in posizione di primis inter pares, governava l’estrema parte orientale dell’Impero, risiedendo a Nicomedia sul Bosforo; l’Augusto Massimiano parte della Gallia, l’Italia e l’Africa, risiedendo a Milano, il Cesare Galerio la Grecia e la penisola balcanica fino al Danubio, il Cesare Costanzo Cloro la Gallia e la Spagna risiedendo a Treviri, situata ad una settantina di kilometri dal fiume Reno. Questa suddivisione, e la collocazione dei relativi centri di potere, erano conseguenza delle impellenti necessità strategiche di difesa contro i barbari e non rispondevano ad un programma politico-amministrativo. Roma, centrale ma distante dalle aree operative del potere, era lasciata a sopravvivere come centro storico ecerimoniale. Il senato perdeva ogni potere decisionale.
Massimiano e Diocleziano abdicarono di comune accordo nel 305, decadendo dal titolo di Augusti che venne assunto dai due Cesari. Furono nominati due nuovi Cesari, Flavio Galerio Severo e Gaio Valerio Massimino Daia.
Ma Costanzo Cloro morì nel 306 in Britannia e l’esercito là stanziato proclamò imperatore il figlio di lui Flavio Valerio Costantino. A Roma il figlio di Massimiano, Marco Aurelio Massenzio, si fece eleggere imperatore dai pretoriani e dalla plebe, e Massimiano stesso ritornò nella lotta per il potere e riprese il titolo di Augusto: assediato ad Arles da Costantino fu costretto a suicidarsi. Galerio morì nel 311. Massenzio fu sconfitto nel 312 a Roma al ponte Milvio da Costantino. Rimase a contrastare il potere il solo Licinio, un generale dell’entourage di Diocleziano, e fu sconfitto nel 324.
La coraggiosa e ben concertata riforma istituzionale era andata in frantumi. La tetrarchia non era sopravvissuta al volontario iniziale ritiro dal potere dei due primi Augusti. A Diocleziano, nel dorato volontario esilio di Spalato, non rimase che contemplarne la rovina. Morì nel 316.”
(tratto da ~ Franco Montevecchi ~ Il potere marittimo nel mare Mediterraneo dal dominio di ROMA all’avvento dell’Islam ~ dattiloscritto inedito completato in data 22 ottobre 2000)